Che Palermo sia legata a doppio filo con la pittura è un dato innegabile. Spesso lungo questo filo si formano nodi, di quelli marinari ben saldi e fatti ad arte, perlopiù nodi scorsoi, così che quanto più forte è la trazione esercitata sul corrente tanto più forte il 
nodo stringe l'oggetto attorno al quale è avvolto. Oltre molti e diversificati nodi di giunzione. Anche Linda è artefice e vittima di questi nodi, li stringe spesso, con forza titanica, finché le fibre del cavo tendono a danneggiarsi. L’intrigo di nodi però è sempre più fitto e ritrovare un ipotetico filo d’Arianna è l’impresa che Linda cerca di portare a termine. L’artista nelle vesti di un moderno Teseo, sul piano labirintico della tela, si scontra con il violento Minotauro, archetipo di una delle possibili declinazioni dell’identità umana, un’identità ancestrale sottomessa al “logos”, capacità logica, intelligenza, ragione, alla ricerca di una via d’uscita che si mostri salvifica, terapica. Questo è a mio avviso il sottotesto del ciclo di ritratti che Linda ha prodotto in questi ultimi anni, una rappresentazione del dramma, della coscienza di sé e dello smarrimento di ogni individuo di fronte all’incontro con la propria coscienza, un Minotauro a cui è stato negato l’accessoa quel logos che altro non è se non un filo ormai consunto. Ma aldilà di tale analisi “mitologica”, i ritratti alacremente realizzati da Linda ci permettono di assistere (e/o di essere sottoposti) a dei violenti processi, il più delle volte lontani dalla forma e dai termini prescritti dalla legge, di tali processi ogni cedimento è registrato con cura, lasciando ampio spazio alla descrizione degli anfratti più umidi, muffosi e sotterranei dell’animo umano. L’artista, affidandosi ad uno uso pastoso di terre e lacche, con cinismo da manuale restituisce tale umidità. Ad ogni modo, che si tratti di un dato reale, identitario, o di una fiaba resa pretesto, per Linda il mezzo pittorico è un moto di emanazione delle singole realtà dal principio supremo. Federico Lupo

Palermo is tied hand in glove with the painting culture and that is an undeniable fact. Often along this ties there are knots, sailors’ ones and firmly made in the art, most of them are nooses, so the stronger the pull of the current, the stronger the knot tightens around the object to which it is wrapped. In addition there are many and varied junction knots. Linda is also creator and victim of these nodes, shakes them often, with titanic force, until the fibres of the cord tend to be damaged. The tangled knots, however, are increasingly busy and to find a hypothetical Ariadne 's thread is a deed that Linda tries to accomplish. The artist in the guise of a modern Theseus, in the maze floor of the canvas, violently clashes with the Minotaur, the archetype of one of the possible forms of human identity, an identity ancestral subjected to the "logos", logical ability, intelligence, reason; looking for a way out of that would be saving, therapeutic. This is I think the subtext of the cycle of portraits Linda has produced in recent years, a representation of the drama of self-consciousness and confusion of everyone in front of their encounter with consciousness, a Minotaur which access to that “logos” is been denied which is now nothing but a worn out knot. But beyond this analysis of "mythology", the portraits made by Linda eagerly allow us to attend (and / or be subjected) to the violent processes, most of the time away from the form and terms prescribed by law, of such processes each failure is recorded with care, leaving ample room for discretion to the most humid, mouldy and subterranean ravines of the human soul. The artist, relying a use of creamy colour powders and varnish, with cynicism returns such humid moisture. However, whether it is a real data or a fairy tale made excuse, to Linda the pictorial means is a movement of emanation of individual reality from the supreme principle. Federico Lupo

Linda Randazzo dipinge lo spazio tra sé e i suoi modelli scegliendo la strada del discreto distacco, componendo degli anti-ritratti in punta di pennello che rigettano l’identificazione del personaggio con la propria raffigurazione. Lo studio della luce e delle espressioni rifuggono la somiglianza - come legame al dato reale ed empirico - e ricercano l’infinito astratto ed assoluto, ricostruendo facce come mappe di un universo parallelo, altro e atemporale. Niente psicologia, niente corrispondenza, solo alterità, ritratti dal vero che cercano finalmente di liberarsi dall’ansia da prestazione da somiglianza. Vincenzo Profeta del Laboratorio Saccardi

È sorprendente nella sperimentazione di Linda Randazzo, la consapevole e materiale sorveglianza degli effetti. L’intenzione figurativa, mai simbolica e mai metaforica, lascia il posto ad una sperimentazione in presa sul reale, dove, per moltiplicazione di visibilità, le pieghe dei visi e dei corpi (le posture), si opera un vero e proprio affondo oltre il soggetto generico.
Si tratta piuttosto di qualcosa come la creazione di un segreto. Il corpo viene de-stratificato di ciò che ne codifica i flussi e gli sottrae la vita e in questo resta visibile. Attraverso le silhouette mobili, posture glissée, ad emergere sono gli stati affettivi, ‘stadi di vita’ sorpresi da un’inversione materiale e cromatica che è tutta l’impazienza di una Sicilia futura. Modalità di esistenza singolari, intercessori si direbbe, più che soggetti ( “Il faut disparaître, devenir inconnu…” Gilles Deleuze ). Luca Carabetta

Portraits on paper
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